XIII Congresso Mondiale 2003
Educazione alla Pace:
Il Migliore Investimento per le Generazioni Future

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Bruno Ficili - Italia

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Bruno Ficili, nato in Sicilia, provincia di Ragusa, si è laureato in Pedagogia presso l’Università Cattolica di Milano.

Da oltre quindici anni, come presidente dell’Associazione internazionale sulla educazione alla pace, organizza in Sicilia, a Siracusa, città in cui vive e lavora come direttore didattico, i convegni internazionali sulla educazione alla pace, coinvolgendo centinaia di studiosi provenienti da ogni parte del mondo e, in particolar modo, i rappresentanti di popoli che vivono le atrocità causate dalle guerre.

Ha elaborato insieme con relatori partecipanti ai convegni progetti di educazione alla pace, al dialogo, realizzati in molte scuole di vari Paesi, per la educazione dei giovani alla pace, alla cooperazione tra i popoli.
Il suo impegno è rivolto anche alla promozione di azioni di solidarietà umana, che vengono effettuate con l’aiuto degli alunni delle scuole, con raccolte di fondi destinati a tanti bambini bisognosi, che vivono nei Paesi tormentati dalle guerre.

Per il suo impegno finalizzato alla diffusione di un ideale di pace tra i popoli Bruno Ficili è stato candidato più volte al premio Nobel per la pace da membri del Congresso degli Stati Uniti.
E’ stato invitato a portare il suo messaggio di pace nelle capitali di molti Paesi tra cui Seul, Sarajevo, Zagabria, Gerusalemme, Bonn e in varie università degli USA.

Durante la guerra nella ex Iugoslavia si è recato più volte nei campi di profughi di Mostar, Karlovac, Vukovar e ha adottato bambini orfani di guerra.

Per il suo costante impegno contro la violenza il 23 Ottobre 1996 gli viene conferita, negli Stati Uniti, nell’Università Centrale dello Stato del Connecticut, la laurea Honoris Causa in lettere Umanistiche.
Ha ideato la bandiera della pace, realizzata in centinaia di copie, che contiene i volti di bambini, che rappresentano tutti i Continenti e sei colori fondamentali, che sintetizzano i colori di tutte le bandiere del mondo e formano, diramandosi dai volti dei bambini, il simbolo della pace universale.

Nei giorni 26 – 27 – 28 Novembre 1998 a Ragusa e nella ex base missilistica di Comiso ha organizzato il decimo Convegno internazionale sulla educazione alla pace.

Vi hanno partecipato 40 relatori provenienti da venti Paesi, che hanno parlato, da una base che prima ospitava soldati e missili, della urgenza e necessità di educare i giovani alla pace, al dialogo, alla cooperazione tra i popoli.

L’attività del prof. Bruno Ficili sul tema relativo alla educazione alla pace continua con maggiore intensità, con l’intento di fare di Siracusa e della Sicilia un luogo dove si elaborano programmi e concrete strategie educative di pace e di solidarietà umana che possano coinvolgere, con una grande diffusione multimediale, un numero sempre più rilevante di persone.

 

Dalla filosofia della guerra alla cultura della pace

 

La cultura che noi occidentali abbiamo ereditato è permeata di guerra, di messaggi bellici. La stessa tradizione storiografica dà un'immagine della storia attraverso raffigurazioni prevalentemente di guerra, battaglie, conflitti armati.

Anche la storia del pensiero è intrisa di guerra: da Eraclito, per il quale "l'esistenza è guerra", all'antropologia pessimistica di Machiavelli e Spinoza, che riduce l'uomo ad animale aggressivo e conflittuale; da Emanuele Kant per cui "la guerra contribuisce notevolmente a sviluppare al più alto grado tutti i talenti cyhe servono alla cultura", a Hegel, che nella "Filosofia del diritto" afferma che "la guerra non deve considerarsi un male assoluto, bensì un bene che conserva la salute dei popoli, come il movimento dei venti preserva il mare dalla putrefazione". Alla filosofia della guerra bisogna contrapporre una cultura della pace, fondata su una diversa concezione dell'uomo.

Sul piano dei comportamenti individuali una distinzione va fatta fra aggressività e violenza, che non sono sinonimi. Mentre l'aggressività è una componente della persona umana, la violenza  è, in gran parte, prodotto dell'educazione.E' la componenete aggressiva della natura umana che ha permesso all'uomo di modificare l'ambiente e di adattarlo alle proprie esigenze. Essa è implicita in ogni attività che intraprendiamo, anche quando si tratta di una creazione artistica o di una realizzazione scientifica. Altra cosa è invece la violenza, degenerazione dell'aggressività, spesso ed erroneamente considerata come suo sinonimo. E' nel periodo più recettivo della vita, che va dalla nascita alla pubertà, che i giovani vengono influenzati con i credo politico-religiosi  delle tribù o dei gruppi sociali ai quali appartengono. Per difendere queste ideologie, imposte loro dalla causalità della nascita, essi sono pronto a odiare e anche a morire.

Sono queste credenze trasmesse mediante l'educazione, quindi, piuttosto che l'istinto aggressivo, le vere responsabili dell'universalità della guerrra in tutte le società umane. Conflitti armati che hanno determinato, soprattutto nel ventesimo secolo, una folle corsa agli armamenti, che ha sottratto e sottrae gran parte delle risorse con cui altrimenti i paesi avanzati potrebbero aiutare lo sviluppo del "Sud del Mondo" e combattervi la povertà e la fame. Alla lunga pace in Europa si è accompagnata nel "terzo mondo" una serie di circa 140 guerre, con 25 - 30 milioni di morti e infinite sofferenze. Le grandi potenze hanno utilizzato quei teatri di conflitto come poligoni di esercitazione per il loro armamento convenzionale, per di più venduto a caro prezzo a quelle popolazioni.

Queste situazioni di gravi conflittualità richiedono di promuovere nei giovani atteggiamenti di comprensione, di pacifica convivenza e quelle conoscenze che rendono ciascun soggetto capace di valutare e di decidere responsabilmente circa i problemi che l'umanità si trova oggi a dover affrontare in maniera urgente e drammatica. In modo prioritario i problemi della guerre e della pace, degli armamenti e del disarmo, della politica estera e militare, per quanto concerne sia le prospettive di impiego delle armi nucleari, sia il  proliferare di guerre limitate e condotte con armi convenzionali. E conseguentemente i problemi connessi dello svilupo e del sottosviluppo, del degrado ambientale, sia a livello locale sia su scala planetaria, e soprattutto della formazione dei comportamenti che influiscono sulla comprensione e sulla collaborazione internazionali, ivi inclusa la crescente influenza dei mass media e delle relative manipolazioni. Appare sempre più evidente che la guerra non risolve i problemi dei popoli che la subiscono. Può momentaneamente servire a eluderli, ma essi si ripresenteranno più acuti e pressanti. E molti certamente ne crea, elevando barriere di incomprensione e di egoismo, scavando abissi di odio, spegnendo vite umane e distruggendo immense ricchezze, come in una festa totemica in cui si uccide l'altro e si può arrivare ad uccidere se stessi in una orribile orgia omicida-suicida.